Occhi puntati sulla Vitale, neo responsabile dei Servizi socio-assistenziali della Regione, in potenziale conflitto d'interesse. Non solo si troverà a valutare strutture in cui fino a ieri è stata dirigente, ma dovrà controllare l'operato di suo marito, presidente di un'importante cooperativa del settore
Ha un curriculum lungo così, Raffaella Vitale, nominata lunedì scorso direttrice delle "Politiche sociali e politiche per la famiglia" della Regione Piemonte. Cinquant'anni tra pochi giorni e sul groppone venticinque anni di onorata carriera nel campo socio-assistenziale e socio-sanitario, di cui sette a livello manageriale, Vitale è stata reputata tra i 25 aspiranti alla successione di Giampaolo Albini, il dirigente uscente andato in pensione, la candidata migliore per guidare uno dei settori cruciali dell'amministrazione regionale. Al profilo "tecnico", costellato dai numerosi incarichi ricoperti (in Asl, fondazioni, consorzi e aziende pubbliche e private) e corroborato da docenze e pubblicazioni, ha saputo unire quell'esprit politico indispensabile per muoversi con successo nei meandri dei servizi socio-assistenziali. Politicamente considerata di centrodestra, in passato è stata indicata dall'allora coordinatore cittadino di Forza Italia Giuseppe Bava alla direzione del Consorzio intercomunale dei Servizi sociali di Chivasso. Nella recente campagna elettorale è stata una dei consulenti più ascoltati di Caterina Ferrero (nella foto) che, una volta seduta sulla poltrona di assessore, l'ha voluta al suo fianco. Eppure, nonostante i requisiti ineccepibili sul piano professionale, la Vitale potrebbe non firmare lunedì prossimo il contratto da direttore.
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