 | | Attualità - Canavese - 06/10/2010 | | Lettera-sfogo di una madre con un figlio disabile |  | Dopo la polemica sorta a Chieri in seguito alla dichiarazione dell'Assessore all'Istruzione sulla non adeguata presenza dei bambini disabili nelle scuole, riceviamo e pubblichiamo una lettera inviataci da una nostra lettrice, mamma di un bambino disabile.
Caro Direttore, gli ultimi eventi ed in particolare gli insulti, più o meno velati, rivolti da pubblici amministratori a bambini che non hanno una prospettiva di vita bella e promettente come tutti gli altri mi riempie di indignazione e di profonda sofferenza in quanto madre di un bambino disabile.
Ma come fa una società che si sta ingegnando sempre più a trovare modi di chiamare le persone "diverse" con termini sempre meno lesivi della loro dignità umana (da handicappati a disabili fino a diversamente-abili, o diversabili) a non provare vergogna di fronte a queste forme di segregazione e di emarginazione?
Come è possibile che una società che si professa civile e che si vanta di adottare politiche sempre più attive verso l'integrazione scolastica dei meno fortunati non si domandi che fine stanno facendo i diritti per i quali i nostri nonni hanno lottato con il sudore della loro fronte?
Ogni anno chi ha figli disabili deve fare i conti con la precarietà della scuola dell'obbligo, dove le insegnanti di sostegno sono nominate ad anno scolastico già iniziato. E dopo aver incontrato assessori comunali che ti comunicano che piuttosto che per tuo figlio i soldi preferiscono spenderli per i bambini più fortunati, e aver trovato palestre dove la presenza di tuo figlio disabile non è gradita, ora mi toccherà anche sentirmi dire che mio figlio non avrà più diritto ad andare nella scuola con i suoi amici, perché dovrà andare in una scuola speciale dove ci sono ragazzi come lui perchè in questo modo gli altri bambini potranno vivere in pace?
Ma ci stiamo rendendo conto che una società dove non ci sono differenze è destinata ad impoverirsi? Ma qualcuno sa che i bambini che crescono con i più deboli hanno maggiori possibilità di arricchimento umano? Io sono cresciuta negli anni '70 con una bambina handicappata in classe e ora benedico quella esperienza, poiché mi ha anticipato una realtà con la quale ho dovuto inevitabilmente fare i conti a distanza di anni.
La nostra società sta avviando un processo che porta ad eliminare le differenze, e quindi ad impoverire le nuove generazioni, che si troveranno impreparate di fronte alle difficoltà che si presenteranno nel corso della vita".
Claudia M. Mamma di un magnifico bambino disabile.
Carissima Claudia, difficile commentare questa sua lettera, che non lascia spazio ad altri sentimenti che non siano la piena e assoluta solidarietà con il suo punto di vista. Un'opinione, tra l'altro, espressa con estrema fermezza, ma altrettanta civiltà. Quella civiltà che non dimostra certo chi discrimina, nei fatti, le persone disabili, diversamente abili, handicappate… Io sono convinto che "cercare i termini sempre meno lesivi" sia un puro esercizio accademico, quando poi a questa accurata ricerca non seguono i fatti.
Avremmo davvero bisogno tutti di stare più a contatto con questa situazioni per comprenderle e poi, ognuno nel suo ruolo, agire di conseguenza.
Di certo la ghettizzazione (che fa tornare alla mente obbrobri di qualche decennio fa che speravamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle) non è un bene né per chi la subisce, né per chi la attua. E nemmeno per la società.
Una sola consolazione, dalla sua lettera. Questo "magnifico bambino" ha una mamma altrettanto meravigliosa. E dotata di un coraggio più forte delle discriminazioni!
Federico Bona | | |
Nessun commento:
Posta un commento