| Bella ciao, Borghezio |
| Giovedì 14 Ottobre 2010 16:58 | |
Seconda udienza del processo ai due anarchici torinesi accusati di aver calunniato l'esponente leghista che è stato accolto in aula con il canto partigiano. Gli imputati rivendicano l'affissione dei manifesti contro il Carroccio ma non il fantoccio dell'onorevole appeso a testa in giù
Stamattina si è svolta a Torino la seconda udienza del processo. È stata acquisita la testimonianza di alcuni agenti della Digos. In tribunale si è presentato lo stesso Borghezio che ha raggiunto l'aula, chiedendo di intervenire, scortato dai carabinieri. La sua testimonianza però non era in programma e pertanto dopo qualche minuto ha lasciato il Palagiustizia. Una ventina di anarchici, tutti con la stessa maglietta nera su cui campeggiava la scritta "lega ꞊ fascismo", lo aspettavano in aula e hanno intonato per qualche minuto "Bella ciao". «E' un enorme dispiacere - ha commentato lasciando il tribunale - aver fatto perdere tempo a carabinieri e polizia che, sono sicuro, hanno da fare servizi più utili».
Oggetto del processo, oltre ai manifesti, che riportavano la scritta «oggi il fascismo ha il volto della Lega, ieri camicie nere oggi camicie verdi, ieri ebrei e rom oggi immigrati e rom», è anche un fantoccio che venne fatto ritrovare davanti alla sede della Lega, in via Boggio, sempre nell'aprile 2009, con le fattezze di Borghezio, appeso per i piedi a testa in giù, riprendendo l'immagine dei manifesti. «Non siamo stati noi a mettere lì materialmente il fantoccio, noi abbiamo solo attaccato i manifesti», si è difeso Penna, «però rivendichiamo assolutamente, come anarchici, il contenuto dell'iniziativa». «Ci processano – ha aggiunto Matteo – perché non si può dire che in Italia oggi ci sono le leggi razziali come nel 1938. Invece è proprio così, forse è pure peggio. Secondo la stima di Fortress Europe», ha spiegato, citando un noto sito internet dedicato all'immigrazione, «sono almeno 15.566 gli immigrati morti in mare mentre raggiungevano l'Italia finora. Mentre per noi raggiungere la Tunisia o gli altri Paesi costieri del Nord Africa è una cosa banale. Queste morti – ha concluso la sua deposizione - sono sulla coscienza politica e morale di persone come Borghezio». |
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