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domenica 7 novembre 2010

'NDRANGHETA PADANA.....

'ndrangheta del Profondo Nord
Martedì 02 Novembre 2010 00:00
Omertà, pizzo, infiltrazioni mafiose nel mondo della politica e dell'impresa: parole e concetti che rimandano istintivamente al Sud e a quell'immaginario meridionale così ben impresso nella testa di tutti. Eppure la mafia, e in particolar modo quella calabrese, non è un problema unicamente del Sud, non è affare che riguarda solo "i terun". La Padania è da decenni teatro di loschi affari e di intrecci ancor più sporchi eppure politici e amministratori locali fingono di non vedere o negano spudoratamente l'evidenza. È la mafia dei colletti bianchi, degli insospettabili, degli uomini invisibili. Un libro di Ciconte getta finalmente luce su questa realtà sommersa, senza paura di fare nomi e cognomi di politici, imprenditori, professionisti legati a doppio filo alla 'ndrangheta e che pure continuano a occupare posti di prestigio in Lombardia e in tutto il Nord

 

copertina_CICONTEL'errore più grossolano che si possa commettere è quello di pensare che la criminalità organizzata sia una prerogativa di alcune specifiche zone d'Italia, che infesti come una piaga alcune regioni, restando solo l'eco di un problema per tutti gli altri cittadini. La malavita organizzata - e su tutti la 'ndrangheta -, è un morbo per i calabresi come per i veneti, per i siciliani come per i lombardi, per i sardi come per i piemontesi, per i pugliesi come per gli altoatesini. E' un problema che, come un liquame inarrestabile, ha tracimato in Europa, ed anche oltre. E' con il 19 febbraio 2008 che per la prima volta, nella storia dell'Italia repubblicana, una Commissione parlamentare antimafia consegna al Parlamento e al Paese una relazione completa, analitica e documentata sulla 'ndrangheta, nonostante le leggi istitutive delle varie Commissioni succedutesi nel tempo avessero evitato accuratamente di nominarla, accomunandola alle "altre associazioni mafiose variamente denominate". La relazione riconosce quello che da oltre un decennio la Direzione nazionale antimafia (Dna) aveva ripetuto circa la potenza e la pericolosità della 'ndrangheta, il suo ruolo egemone nel traffico della droga, la sua eccezionale mobilità in Europa e nel mondo, la sua capacità di realizzare la globalizzazione anche nel settore della criminalità. La relazione cita la categoria, introdotta dallo studioso Zygmunt Barman, della "liquidità", per meglio definire un'organizzazione reticolare e modulare come la 'ndrangheta. "La definizione può essere pienamente condivisa - spiega la Dna – laddove intende rappresentare come la 'ndrangheta si adatta, si modella e si inserisce a livello mondiale ovunque trovi le condizioni favorevoli per farlo e, dove non le trova, le crea, grazie alla sua peculiare struttura organizzativa, più volte descritta nel corso delle relazioni annuali di questo Ufficio". In tale contesto va ricordato il provvedimento, annunciato il 30 maggio 2008, con il quale il governo degli Stati Uniti ha incluso la 'ndrangheta nella lista nera delle "narcotics kingpin organizations", le principali organizzazioni dedite al narcotraffico, a seguito della stretta e continua collaborazione fra i Governi degli Stati Uniti e dell'Italia. Secondo quanto dichiarato dal responsabile della Dea di Milano, Richard Bendekovic, "la 'ndrangheta rappresenta un pericolo per gli USA perché è un elemento sempre più importante nell'arricchimento e quindi nel rafforzamento dei narcos colombiani".

 

La definizione di mafia "liquida" però, per la Dna, "riesce meno condivisibile ove si consideri come a queste indubbie caratteristiche, la 'ndrangheta riesce a coniugare, senza alcuna contraddizione interna, il carattere di struttura associativa regolata, radicata nel territorio, dotata di regole interne flessibili ma nel contempo inderogabili, tanto da potere essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, e non solo, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l'aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale".

 

ndrangheta_01Sia sul piano scientifico che su quello giudiziario – tenendo cioè conto dei dati provenienti dalle Direzioni distrettuali antimafia -, alla 'ndrangheta viene attribuito un carattere "policentrico", poiché essa, a differenza di "cosa nostra" e "camorra", connota la sua presenza nelle varie regioni dell'Italia, dell'Europa, del mondo, non sulla base degli affari criminali che di volta in volta conduce, ma sulla base di quella struttura organizzativa ad essa peculiare che riproduce quella originaria di base, su cui costruisce la base operativa per le sue attività di riciclaggio, reinvestimento di capitali, ospitalità di latitanti, traffici di ogni tipo e per il suo inserimento nella vita economica e imprenditoriale dei territori di destinazione, sino ad arrivare, a percorso concluso, a modalità di controllo del territorio, con tutto quello che ne consegue. "Ovunque – è sottolineato nella relazione della Dna -, la presenza mafiosa si accompagna indefettibilmente, all'acquisizione ora violenta, ora truffaldina, ora mediante pratiche corruttive o clientelari, di risorse pubbliche destinate alla realizzazione di opere di pubblica utilità, ovvero alla gestione di attività pubbliche di vario genere, di finanziamenti regionali e comunitari. Le risorse in questione, poi, vanno ad aggiungersi a quelle originate dal traffico di droga, nel quale tutte le cosche calabresi, in misura più o meno accentuata, si dedicano abitualmente, ed a quelle derivanti dall'esazione fiscale di base (le estorsioni), dagli interessi praticati con l'usura, dalle truffe e dai traffici illeciti di ogni tipo".

 

caccia01gLa 'ndrangheta è presente anche in Piemonte, tradizionale territorio di insediamento di numerose cosche calabresi, talmente aggressive da potere ideare e realizzare, in passato, l'omicidio del Procuratore della Repubblica di Torino, Bruno Caccia. Fatta eccezione per la mafia catanese, è la 'ndrangheta la protagonista della scena criminale piemontese. Secondo la relazione sulla Dda di Torino la mala calabrese in Piemonte ha una sua tradizionale e consolidata roccaforte, seconda, fuori dalla Calabria, solo a quel la realizzata in Lombardia. "Essa – si legge nella relazione – è presente in tutto il Piemonte, è dedita ancora al traffico di sostanze stupefacenti, sia pure limitato alla fase organizzativa, i contrasti interni sono ridotti e solo raramente risolti con la violenza, le estorsioni sono realizzate attraverso il condizionamento e l'intimidazione ambientale, più che con l'esercizio di pratiche di violenza esplicita, mentre la ripartizione delle zone e dei settori di influenza tra cosche è regolata da rigorosi criteri di suddivisione territoriale. Le attività di interesse continuano ad essere quelle del traffico di droga. Permangono le attività di controllo del territorio nella sua accezione più vasta, che va dalle estorsioni, al controllo, se non totale, di appalti e subappalti di lavori pubblici e privati, al riciclaggio, alle attività illegali secondarie, quali il controllo delle bische clandestine. Anche la 'ndrangheta, seguendo in qualche modo un processo che interessa l'intero territorio nazionale, ha in corso, in Piemonte, un processo di trasformazione, di riorganizzazione, di redistribuzione di incarichi e ruoli all'interno dei locali". Famiglie mafiose dominanti (fonte "Fratelli di sangue"): - Torino: Ursino-Macrì-Belfiore di Gioiosa Ionica (i Belfiore furono coinvolti nell'uccisione del Procuratore di Torino Bruno Caccia nel 1983), Morabito-Bruzaniti-Palamara di Africo nonché le famiglie Megna e Vrenna di Crotone; - Ciriè e Volpiano: Maranda-Agresta e Barbaro di Platì con propaggini operative ad Asti ed Alessandria; - Susa e Bardonecchia: Mazzaferro di Marina di Gioia Jonica (il comune di Bardonecchia – con poco più di 3000 abitanti - fu sciolto nel 1995 per infiltrazioni mafiose); - Ivrea e Canadese: Ierinò di Gioiosa Ionica, Alvaro di Sino poli e Mancuso di Limbadi; - Biella: D'Agostino, Belcastro e Varacalli della Locride.

 

Olga Iembo (Ps, Sicurezza&Polizia, 2010)

 

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