"Famiglia, storia e futuro di tutti"
A Milano, l'apertura della Conferenza nazionale sulla famiglia.
Un confronto a tutto campo sul tema della famiglia fra amministrazioni pubbliche, associazioni, privato sociale, imprese e organizzazioni dei lavoratori da cui dovrebbero scaturire indicazioni per quel Piano nazionale delle politiche per la famiglia, promesso dal governo per i primi mesi del 2011, sempre che la crisi politica italiana non renda tutto inutile. Della necessità di passare dalla semplice proclamazione di valori a interventi concreti sulla rete delle famiglie, ha insistito l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, nel suo intervento, invitando le forze politiche a porre al centro la famiglia, evidenziando come lo sforzo di sostenerla gravi oggi soprattutto sulle donne:
"Ciò che caratterizza l'impegno politico, certo faticoso, e ciò che gli fa acquistare la sua specificità, è il lavoro quotidiano sulle condizioni concrete perché questi valori da tutti proclamati siano realmente compresi, ma soprattutto concretamente resi vivibili da parte della totalità delle nostre famiglie".
C'è un problema di giustizia al fondo di ogni richiesta di tutela e attenzione nei confronti della famiglia:
"I diritti dei deboli non sono diritti deboli. Ora, forse, vale la pena di attuare una versione familiare di questa espressione: i diritti delle famiglie deboli non sono diritti deboli, tutt'altro".
Krassimira Kemalova
I lavori della Conferenza proseguiranno fino al prossimo mercoledì 10 novembre – con la partecipazione dei ministri Gianfranco Rotondi e Angelino Alfano. A dare il via alla prima giornata di lavori è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha lanciato un forte monito in un messaggio inviato al sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi: "La famiglia è una straordinaria risorsa per l'intera collettività, è fondamento insostituibile per lo sviluppo e il progresso di una società aperta e solidale". Il capo dello Stato ha sottolienato che "occorre affrontare con determinazione e lungimiranza i nodi che la ostacolano: precarietà e instabilità dell'occupazione, difficoltà di accesso ai servizi e la loro disomogenea distribuzione territoriale".
Grande assente dell'evento "Famiglia: storia e futuro di tutti" è stato il premier Silvio Berlusconi che, dopo le polemiche degli ultimi giorni, ha deciso di non partecipare alla Conferenza. Così, ad aprire i lavori è stato proprio Giovanardi che ha subito lanciato un allarme: "Le statistiche dimostrano che c'è una seria crisi della natalità e dell'istituto matrimoniale". Il sottosegretario ha citato alcuni dati: nel 1972 i matrimoni sono stati 419 mila contro i 246.613 del 2008; il tasso di natalità è sceso a 1,42 figli per donna, tasso che sale al 2,3 per le donne straniere; negli ultimi anni sono poi aumentate le separazioni legali e i divorzi.
Giovanardi ha, poi, assicurato che il governo interverrà per un nuovo fisco che tenga conto del numero dei componenti del nucleo familiare: si chiamerà 'quoziente familiare' o 'fattore famiglia'. Per il sottosegretario "scienza e biotecnologie possono togliere ai figli il diritto di nascere all'interno di una comunità d'amore con una identità certa paterna e materna" e si è schierato a difesa della legge 40 sulla fecondazione, in assenza della quale, a suo parere, si tornerebbe a un vero e proprio "Far West della provetta".
"La legge 40 - ha detto il sottosegretario alla Famiglia - viene contestata da chi in nome del desiderio di genitorialità ritiene lecito e possibile ricorrere all'acquisto dei fattori della riproduzione procurandosi sul mercato materiale genetico in vendita e trovando terze persone che si prestano o a dare l'utero in affitto o donatori che possano dar vita all'embrione".
Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, commentando le parole di Giovanardi, ha affermato: "Le biotecnologie, come qualunque altro fenomeno, vanno governate. Non è detto che tutto ciò che è possibile fare in laboratorio lo si possa fare nella realtà, perché bisogna considerare quali sono le implicazioni sociali e umane. In altri termini, le biotecnologie non sono in sè una minaccia, ma lo sono se non vengono governate e selezionate". Poi ha sottolineato: "Ci sono alcune pratiche mediche che hanno infatti ricadute sociali estremamente pesanti, e questo lo si vede già in altri paesi". Ad esempio, ha proseguito il sottosegretario, "quando si chiede la possibilità di fecondazione eterologa bisogna ricordare che si pongono due ordini di problemi: l'inevitabile compravendita di ovociti, poiché non esiste la donazione in questo campo, ed il problema della ricerca d'identità e delle origini biologiche da parte dei figli, per i quali - ha concluso - si mette in discussione il diritto di avere un padre e una madre".
Tra gli interventi destinati a suscitare dibattito, oltre a quello di Giovanardi, arriva poi quello di Maurizio Sacconi, secondo il quale i sostegni devono essere previsti soltanto per la famiglia naturale, fondata sul matrimonio, ed orientata alla procreazione. "Senza nulla togliere al rispetto che meritano tutte le relazioni affettive che però riguardano una dimensione privatistica - ha dichiarato il ministro del Welfare - le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione. Su questi punti - ha aggiunto Sacconi - ho avvertito con l'assemblea futurista e il presidente Fini una differenza di opinioni". Secondo il ministro del Welfare, non esiste un problema di risorse per le famiglie, anzi, ritiene che pensarlo sia "una stronzata". Le risorse, aggiunge, "devono essere riallocate e riorganizzate, ma non dimentichiamo quanto spediamo per la famiglia. Non avremmo un grande debito pubblico se non avessimo una forte dimensione della spesa diretta e indiretta attraverso il Fisco».
Alla Conferenza è intervenuto anche l'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi. Da parte della politica, dice, "non basta la semplice proclamazione di valori, impegni e mete, ma serve il lavoro quotidiano sulle condizioni concrete perché i valori che tutti proclamano siano resi concreti sulla rete delle famiglie". Il cardinale ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che "nelle difficoltà la famiglia è spesso lasciata sola", e ha affermato la necessità di "un coinvolgimento generale, una grande alleanza tra tutte le forze politiche, culturali, imprenditoriali, associative, che possano occuparsi della famiglia".
Dal canto suo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel suo messaggio ha sollecitato le istituzioni e la politica a occuparsi delle famiglie "attraverso misure e provvedimenti mirati che ne supportino l'assolvimento dei molteplici e talora gravosi compiti". Per Fini il nucleo familiare non va considerato solo "come rifugio o ammortizzatore sociale, quanto come risorsa morale che dà il proprio fondamentale contributo a un modello di convivenza fondato sul valore di una rinnovata e rinvigorita cittadinanza".
Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, nel suo intervento ha detto: "È assolutamente fondamentale intervenire sul fisco per potere aiutare le famiglie. Questo è il prossimo obiettivo ambizioso che si pone il governo. Abbiamo dovuto tenere i conti in ordine, ora le prime risorse che saranno disponibili dovranno essere indirizzate alle famiglie, attraverso interventi come quello del 'quoziente familiare'. Aiutare le famiglie significa aiutare tutto il Paese".
Quanto all'assenza del premier, la Carfagna si è detta "dispiaciuta che non sia venuto Berlusconi, soprattutto perché qualcuno ha impedito al presidente del Consiglio di raccontare quello che il Governo ha fatto per le famiglie italiane e di raccontare gli obiettivi che questo governo si prefigge per sostenerle ancora più efficacemente. C'è qualcuno che utilizza qualunque tipo di situazione per strumentalizzare e per creare polemiche". Nel corso dell'intervento del ministro per le Pari Opportunità, c'è stata una piccola contestazione da parte di una persona del pubblico che, mentre la Carfagna elencava interventi del governo a favore dei minori, le ha urlato: "Vergogna" e "non ti vergogni a dire queste cose?". Il ministro ha replicato affermando: "Invece di urlare da lontano venga qui a dire quello che pensa e io le risponderò".
Il premier Silvio Berlusconi ha fatto "bene" a decidere di non andare alla conferenza delle famiglie. Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, parlando durante la registrazione della trasmissione Effetto Domino su La7, perché "era inutile mettere altri supplementi di confusione". In ogni caso per quanto riguarda la famiglia, secondo Casini "che il governo sia presente o meno lo si vede dai provvedimenti. Non è che servano feticci se uno non va e poi fa il giorno dopo un decreto per aiutare le famiglie va bene".
Sempre dal fronte Udc si è espressa Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori del partito: "Oggi è indispensabile difendere la famiglia e incentivare la natalità all'interno di essa, attraverso politiche di sostegno anche di tipo fiscale, come ad esempio il quoziente familiare; soltanto così sarà possibile innescare un ciclo positivo che contribuisca alla ripresa economica del Paese. La crescita economica è strettamente legata all'aumento della natalità".
"Per questo oggi - ha spiegato l'esponente centrista - è fondamentale la divisione delle responsabilità genitoriali, da attuare valorizzando il ruolo delle donne all'interno della famiglia, così come è fondamentale che ci sia un impegno indirizzato a conciliare maternità e lavoro. Per farlo - ha proseguito - bisogna raddoppiare il numero di asili nido sul territorio nazionale e agevolare il ricorso a forme contrattuali flessibili". "Come una macchina di ultima generazione - ha aggiunto Bianchi - anche la famiglia di oggi ha una struttura e un sistema di 'funzionamento' diversi rispetto a pochi decenni fa; oggi la politica deve essere in grado di sostenere i cambiamenti, altrimenti tutto l'ingranaggio, e quindi l'unione stessa della famiglia - ha concluso - sono in serio rischio".
Alma Pantaleo
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