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mercoledì 10 novembre 2010

BRESSO, RITORNO ALLE ORIGINI........

Bresso torna alle origini (radicali)
Una seconda giovinezza barricadera per l'ex presidente della Regione. Rispolvera vecchi disegni di legge antidiscriminazione e propone il finanziamento agli oratori laici. E si prepara allo scontro sui temi relativi all'aborto e alla tutela della vita

 

bresso-boninoMercedes Bresso ricompare sulle barricate. Dopo anni trascorsi ai vertici delle istituzioni regionali, dieci anni a Palazzo Cisterna, quartier generale della Provincia di Torino e cinque in piazza Castello alla guida della Regione, la zarina è tornata sulle posizioni che meglio le si addicono: quelle radicali. Nei numerosi anni di attività politica molte volte i suoi detrattori l'hanno accusata di essere troppo estremista, quasi sempre in modo pretestuoso, ma ora quei maldicenti avranno finalmente diversi argomenti a sostegno dei loro rimbrotti. Dalla lettura di quanto Bresso sta producendo nella sua attività in Consiglio regionale, nonostante le sue frequenti assenze europee, emerge un'intensa attività legislativa ed è proprio qui che emerge il ritorno al passato della zarina.

 

Se di svolta sarebbe esagerato parlare, non è difficile notare una ripresa delle battaglie di principio tanto care ai fedeli pannelliani. A partire dai progetti di legge depositati. Andando sul sito del parlamentino regionale, alla voce consiglieri, in corrispondenza all'attività dell'ex presidente, si rilevano i primi segnali di questo ritorno alle sue vecchie passioni. Scorrendo l'elenco dei progetti di legge compare il primo "radicale" argomento proposto da Bresso, quello che vorrebbe istituire i "lab-oratori laici" in contrapposizione ai numerosi centri ricreativi di stampo confessionale. Nella relazione introduttiva si legge che «Le leggi sugli oratori - nazionale e regionali - assegnano finanziamenti specifici ad enti esclusivamente religiosi, penalizzando in maniera ingiustificata analoghi enti di tipo non confessionale, che pure esistono (…) e che posseggono tutte le competenze professionali e le strutture adatte a svolgere un ruolo analogo a quello svolto dagli oratori confessionali».

 

Il secondo segno, sempre scorrendo l'elenco pubblicato sul sito, è rappresentato da un testo che proviene dalla passata legislatura. L'articolato in questione, proposto dalla Giunta di centrosinistra, vorrebbe introdurre il principio del divieto di ogni forma di discriminazione sulle materie di competenza regionale. Il disegno di legge antidiscriminazione ha una travagliata storia, fin dalla sua genesi, tanto da essere diventato poco più che carta straccia dopo il veto posto da alcune componenti del Pd. Difatti l'ala cattolica, capeggiata dall'ex presidente di palazzo Lascaris Davide Gariglio, sostenuto dal suo compagno di battaglie confessionali Stefano Lepri, ottenne lo stop dell'iter, opponendo la richiesta dell'approvazione contestuale di una legge sulla famiglia tradizionale. La situazione si ingarbugliò parecchio e tutto finì nel cassetto dei desiderata di Bresso. A distanza di qualche anno, la zarina ci riprova riportando il tema dei diritti civili nell'agenda politica regionale. Viste le premesse possiamo scommettere che il futuro ci riserverà altre divisioni tipiche del variegato mondo democratico.

 

L'ultima iniziativa di Bresso, invece, mette i piedi nel piatto proprio della recente delibera della Giunta che prevede l'impiego di volontari antiabortisti all'interno dei consultori. Dalla pubblicazione del provvedimento "incriminato" in tanti hanno storto il naso, e non solo i vecchi portatori di valori sessantottini, ma anche i liberali in sonno presenti nel centrodestra che, questa volta, sembra non intendano restare silenti dietro le insegne di chi vuole portare la politica regionale a livello di scontro ideologico-religioso. Il testo proposto dall'ex presidente vorrebbe rimuovere il rischio che la presenza di obiettori di coscienza possano compromettere la volontà della donna di interrompere la gravidanza.

 

Con le sue iniziative Bresso propone argomenti radicali a lei cari, ma introduce anche il rischio di fratture in una maggioranza che, sempre più spesso, manifesta malumori interni. Lo scenario proposto dai rumors prevede già maggioranze variabili sulle tematiche di coscienza.

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