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venerdì 26 agosto 2011

ROBERTO COTA.....

24/08/2011 - intervista

Cota: ecco come salveremo
i piccoli Comuni

Il presidente: «Obbligatoria
la gestione associata
Rimarranno i Consigli
comunali con meno seggi»

maurizio tropeano
torino

La manovra sui piccoli Comuni migliorerà. Il ministro Calderoli sta lavorando ad una serie di emendamenti che garantiranno il diritto di rappresentanza anche per gli enti locali con pochissimi abitanti. Di fatto queste modifiche garantiranno la sopravvivenza a tutti i nostri Comuni e, nello stesso tempo, li si spingerà a stringere i tempi per arrivare alla gestione associata dei servizi, la vera forma di risparmio». Roberto Cota, presidente del Piemonte, racconta così il lavoro di ricucitura del tessuto politico e sociale con il mondo dei campanili che sta portando avanti con il ministro alla Semplificazione.

Presidente Cota come si può conciliare il salvataggio dei piccoli Comuni con la necessità di risparmiare?
«Noi abbiamo preso atto delle proposte portate avanti dall'Anci e cioè della loro disponibilità ad accelerare la strada che porta alla gestione unificata dei servizi. Si parte da qui per arrivare a garantire il diritto alla rappresentanza politica aumentando il numero di rappresentanti dei singoli Comuni all'interno dell'Unione e garantendo che gli abitanti di ogni singolo municipio possano eleggere il proprio Consiglio comunale anche se con un numero ridotto di consiglieri».

E i risparmi?
«I documenti degli enti locali hanno reso evidente che il costo di quelle poltrone è minimo, quasi nullo, e che il vero risparmio arriverebbe dalla gestione unificata dei servivi. Gli emendamenti dovrebbero recepire queste esigenze. L'obiettivo è tagliare i costi e gli sprechi eliminando la sovrapposizione delle competenze stabilendo chi fa che cosa e con quali risorse. In questo modo si garantisce l'identità ma soprattutto, e quello che ci sta più a cuore, i servizi per i cittadini».

Finora la strada dell'associazione tra Comuni è stata perseguita da un numero limitato di amministrazioni. Perché ora dovrebbe funzionare?
«Perché la proposta arriva dagli enti locali. Abbiamo preso atto del loro senso di responsabilità. Io credo che nel testo nazionale dovrebbe essere stabilito l'obbligo di esercitare in forma associata i servizi per i cittadini. Solo così diventa credibile voler difendere l'identità dei piccoli Comuni».

A proposito di legge regionale. Che cosa farà la giunta rispetto al tetto di 5 mila abitanti fissato per formare le Unioni dei Comuni?
«Il Piemonte è una delle regioni più interessate per l'alto numero di piccoli Comuni. Abbiamo intenzione di applicare tutte le possibilità concesse per salvaguardare identità e municipalità. Identità e municipalità, del resto, sono i valori fondanti del nostro movimento. Per questo applicheremo la discrezionalità prevista nel decreto».

Come?
«È evidente che il tetto di cinquemila abitanti ha una logica a livello generale e non a caso si lascia discrezionalità. Vista la specificità piemontese ci vuole flessibilità e siamo disposti a valutare, in accordo con gli enti locali, tutte le soluzioni che possono permettere di salvaguardare le singole comunità senza per forza accorpare piccoli Comuni con quelli che hanno migliaia di abitanti. Ci sono realtà, soprattutto montane, dove faremo in modo di salvaguardare quelle identità anche se fatte di micro-municipi».

Ci saranno incentivi regionali per anticipare l'associazionismo comunale nei servizi?
«L'assessore Maccanti si è impegnata a pubblicare entro settembre i bandi per i piccoli Comuni che accelerano sulla gestione associata. Un bando che vale 9 milioni di contributi regionali».

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