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venerdì 19 agosto 2011

POLTRONE SALTANO ....E NON SI ACCETTANO I TAGLI....

Uncem: inaccettabili i tagli agli enti locali

«La coesione sociale, richiamata dal Presidente della Repubblica, con questa manovra in montagna è semplicemente defunta». Così Enrico Borghi, presidente nazionale dell'Uncem e vicepresidente Anci con delega alle aree montane, interviene dopo la riunione odierna tra governo ed enti locali. «Stesso copione e stesso cliché che si ripete ormai stancamente da anni - osserva Borghi -. Un governo privo di idee che, pressato da eventi esterni e dall'ennesimo fallimento delle sue previsioni di bilancio, scarica in periferia i costi del risanamento anziché mettere mano al patrimonio statale. Il tutto dopo la solita campagna di stampa tesa a mettere gli enti locali all'indice, nel solco della consolidata tradizione del "Dalli all'untore!". Il risultato è l'ennesima manovra recessiva, che non tapperà le falle di un bilancio statale ormai prossimo al collasso ma darà luogo al solito effetto placebo per le casse erariali. Mentre sul territorio verranno tagliati e colpiti i servizi ai più' deboli, e ai Sindaci si chiederà di fare da gabellieri inasprendo ancor più la pressione fiscale. L'impasto di dirigismo e liberismo che ha sin qui presieduto le scelte di politica economica arriva qui alla sua migliore performance. La "rivoluzione liberale" viene evocata come nobile giustificazione ideologica per mettere mano alle risorse e alle proprietà delle collettività locali. Ma quando si tratta di mettere in vendita il patrimonio dello Stato per chiudere i buchi di bilancio dello stesso Stato, la rivoluzione liberale lascia il posto a quella d'Ottobre! E quindi le Ferrovie dello Stato, la Rai chenon trasmette più in montagna ma si fa pagare il canone, la Cassa Depositi e Prestiti con tutte le sue sterminate partecipazioni che ne fanno la nuova Iri devono rimanere saldamente nelle mani di chi oggi taglia a mani basse gli enti locali per pagare debiti che essi non hanno generato. A proposito: tra le partecipazioni che si potrebbero cedere c'è la golden share di quell'Enel che continua a colonizzare le montagne italiane, e che con l'indebolimento degli enti locali potrebbe continuare ad imperversare nella sua azione di spoliazione delle risorse naturali montane. Cominciamo da lì, e dal dare la possibilità agli enti montani di avere ritorni da queste immense ricchezze. Questo sarebbe anticipare il federalismo!» «Le ipotesi puramente demagogiche di tagli e accorpamenti tra enti locali che circolano in queste ore sono prive di qualsiasi sostanziale efficacia economica'' afferma Lido Riba, presidente dell'Uncem Piemonte ''ma certamente aggrediscono in modo improprio i soggetti marginali, con una serie di argomenti punitivi insostenibili, da combattere». Se passerà l'ipotesi di accorpamento dei piccoli Comuni - millecinquecento in Italia sotto i mille abitanti, dei quali seicento solo in Piemonte, per l'80 per cento in territorio montano - è chiaro che l'intenzione è punire i più deboli, scaricando su di essi tutte le colpe e le difficoltà del Paese. «Gli amministratori dei piccoli Comuni piemontesi costano come lo stipendio annuale di un parlamentare'' evidenzia Riba ''Venga il Governo a spiegare il motivo di chiusure e accorpamenti ai nostri sindaci, che prestano ogni giorno un 'volontariato amministrativo' esemplare. Vengano i ministri nei nostri territori montani a spiegare ai sindaci le motivazioni di questo accanimento. I piccoli Comuni sono un punto di riferimento per la popolazione dei territori più marginali, dove i servizi a 'domanda debole' patiscono ancora di più i tagli lineari di questo nuovo provvedimento del Governo. E fanno le spese della speculazione finanziaria mai fermata, delle grandi operazioni finanziarie per il quale lo Stato continua a dare il tacito assenso e la complicità più scontata. Ecco il motore della disfatta. Così da un lato lo Stato vuole ancora una volta delegittimare i piccoli Comuni, accusati di essere fulcro di sprechi, e dall'altro consente ai grandi depredatori della montagna di continuare la loro opera di saccheggio delle risorse per grandi business e grandi interessi economici. L'acqua è l'esempio più noto, ma il furto riguarda troppe risorse per le quali non è previsto alcun ritorno per i territori in cui vengono prelevate. Chiuderemo i rubinetti se non lo Stato continuerà a sostenere queste economie che ricordano quelle coloniali, dove i coloni - con privilegi intoccabili - sono le grandi multinazionali». L'atteggiamento del Governo è irresponsabile. «Speriamo che gli argomenti circolati in queste ore - prosegue Riba . non vengano consentiti. E confidiamo anche nel fronte comune delle Regioni e dei soggetti parlamentari capaci di prendere posizione contro questi provvedimenti che calpestano il territorio e le aree periferiche, considerate impropriamente marginali, rami secchi da potare». La mobilitazione dei sindaci è già iniziata. «Non ci saranno solo sindaci e amministratori di piccoli Comuni e delle Terre Alte questa volta - evidenzia il presidente dell'Uncem Piemonte -. La mobilitazione è già partita e vedrà tutti i cittadini pronti a difendere il diritto allo sviluppo e i servizi. È in ballo la sopravvivenza stessa delle comunità più deboli che trovano la loro forza proprio nella montagna».

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