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martedì 21 febbraio 2012

Tonino, l'unico souvenir di un ventennio  Com'era viva l'Italia il 17 febbraio di vent'anni fa, quando scoppiò Mani pulite. Si credeva davvero che un Paese si stesse svegliando, a cavallo di movi­menti, referendum e magistrati     

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Com'era viva l'Italia il 17 febbraio di vent'anni fa, quando scoppiò Mani pulite. Si credeva davvero che un Paese si stesse svegliando, a cavallo di movimenti, referendum e magistrati.
Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro
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E che colpendo il malaffare desse il via a una grande stagione di rinnovamento. Sembrava un Paese reattivo, c'era fervore di iniziative, i giudici aveva acquisito grande credibilità con la lotta alla mafia dopo il sacrificio di Falcone e Borsellino. La politica liquidava, con qualche ferocia, un ceto ormai vecchio e spompato e il suo contenitore, la partitocrazia; sinistra e destra sembravano rinfrancate dalla rottura del guscio comunista e neofascista che le aveva imbalsamate per anni.   E una generazione di leader quarantenni guidava la Svolta. Sullo sfondo, la caduta del Muro e del comunismo sovietico, le rivoluzioni dell'Est, Maastricht e l'Europa accendevano le speranze. Dopo 50 anni di stasi, scoprimmo che erano possibili alternanze di governi e che si poteva riformare la Costituzione come il Paese. E la politica reclutava nuovi ranghi dalla mitica società civile.    Di quell'ondata cos'è rimasto in piedi? La società civile si è volatilizzata, i magistrati hanno seguito i politici nel discredito, i quarantenni sono invecchiati male e non hanno mutato nulla; destra, sinistra e politica sono infognate come e peggio di allora, il malaffare ha ripreso piede e il Paese ha smesso di sperare, è unito solo dalla paura. Di quella stagione ci resta solo un gadget: Tonino Di Pietro, souvenir pittoresco di quella scampagnata.

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