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mercoledì 16 luglio 2008

Il principio del buon padre di famiglia anche nella cosa pubblica e le mamme coraggio

Vi ricordate quando eravate piccini? Quando, sotto le spinte delle prime pulsioni di indipendenza materiale, vostro Padre vi destinava come paghetta settimanale un certa somma? Quanta diligenza, quanta fervida passione vi assaliva nel riporre quel denaro orgogliosamente nel salvadanaio: era una delle prime soddisfazioni. Eravamo controllati a vista, ma si sapeva bene che questa cosa non era morbosità' fine a se stessa: erano le prime prove di responsabilità economica. Quanta soddisfazione! più eravamo bravi e diligenti e più' ci premiavano. Ciò' era uno stimolo per noi e nello stesso tempo un meccanismo che i genitori usavano (e che usano tuttora i genitori d'oggi) per metterci sullo stesso piano dei nostri fratelli e sorelle senza favoritismo alcuno. Cercavano di alimentare le aspirazioni di ognuno. Se uno dei fratelli avanzava richieste "strane" senza motivazione, a papà e mamma si drizzavano le orecchie. Valutavano la situazione ponendo sulla bilancia costi, benefici, prospettive a breve e a lungo termine e soprattuto ciò' che, sulla base delle entrate e delle uscite serviva per vivere ogni giorno. Ciò' che era primario in fondo era non fare torto a nessuno dei figli e poter dare a tutti loro la stessa possibilità di emergere, alimentando in questo modo le aspirazioni di ognuno. Se vogliamo, questo principio dovrebbe essere applicato, come giustamente già detto precedentemente, a tutte le cose. In qualsiasi ambito. Quale padre porrebbe garanzia per una operazione finanziaria poco chiara, che potrebbe ricadere in seguito su altri fratelli ignari e inconsapevoli? Quale padre non cerca di capire se sia opportuno, sulla base dei parametri che lui non condivide, negare una richiesta troppo onerosa? Quale padre comprerebbe una ferrari a uno dei figli se non potesse poi soddisfare altre richieste della stessa portata? Quale padre risponderebbe ad uno dei suoi figli, che non accetta tali disparità, di dimostrare lui stesso, sulla base documentale, la completa inappropriatezza della scelta operata? Quale padre, degno di questo ruolo, si assumerebbe la responsabilità' di sacrificare gli sforzi di una vita per un capriccio di un figliol prodigo ribelle? Il figliol prodigo non e' colui che in piena autonomia fa fortuna e diventa poi una risorsa per la famiglia di origine? Non e' quello orgoglioso che non chiede mai? E invece no, spesso non capita.! E per contro anche i fratelli non dovrebbero deprecare questo comportamento che pone in grande difficoltà economica i genitori? E poi ancora, quale fratello minore non si arrabbierebbe con quello più' grande, più' bello e meglio trattato? L'insegnare ai figli a non invidiare e' un fondamento del convivere e sta nel genitore a non dimenticarsi di un principio: la proporzionalità. Sono principi morali e pratici che si applicano a tutte le cose. E' un dare per avere. Tutto dovrebbe essere assolutamente posto sotto il principio dell'equità. Ci sono delle regole che non possono essere cambiate o soverchiate: chi lo ha fatto ha pagato a caro prezzo l'errore commesso. In questo rischiano tutti per il capriccio di una persona. Ma ciò a volte non capita e per questo nascono battaglie tristemente sanguinose tra fratelli anche se non figli delle stelle mammelle. Quante volte abbiamo letto di figli ormai con profilo "bordeline" (cioè nella "terra di mezzo") che, sotto l'incalzante effetto della droga, avanzano continue richieste economiche? Ricatti, percosse, insulti e terrore diventano cosi' all'ordine del giorno. Per i genitori inizia un calvario lungo una vita : uscirne diventa difficile. Il gesto estremo diventa quello delle mamme coraggio. L'autodenuncia. Quale padre ha il coraggio di zittire un figlio che, con tono critico ma costruttivo verso scelte paterne discutibili e poco ponderate, pone delle semplici domande? Quale madre resterebbe a guardare in religioso silenzio? Purtroppo nelle peggiori famiglie accade. Queste cose succedono anche tra enti pubblici e privati. E queste cose sono l'inizio della lunga di una escalation di fatti che sfociano poi in favoritismi clientelari che non devono più fare parte di una comunità che vuole il cambiamento delle cose. Se il dare per avere e' alla base di un rapporto, questo non e' più figlio della libertà intelletuale ma un semplice scambio di favori, e rende tutto come tutt'ora da decenni si sussegue. Questo deve cambiare. un sempliciotto qualunque

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