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lunedì 23 aprile 2012

Anche Napolitano non si è prestato a certi giochi come sognava la sinistra

(...) a darsele di santa ragione come nel passato e fallimentare sistema. È una mia vecchia idea, come i lettori del Giornale sanno bene, che Berlusconi definì bontà sua «bellissima» in un teatro di Milano, salvo precisare che fino alle Amministrative del prossimo mese di maggio il Pdl si sarebbe battuto per resistere nella forma attuale.
C'è in effetti il problema di che cosa si debba fare del centrodestra. La faccenda è iscritta dentro un circolo al cui interno sta il Paese intero con i suoi dolori e i suoi timori e le sue speranze, i suoi partiti di centro e di centrosinistra, e il vento dell'antipolitica su cui soffiano da vent'anni media e magistrati d'assalto. Nel cerchio, e non in funzione marginale, sta anche Mario Monti ovvero la soluzione tecnocratica data alla crisi finanziaria e recessiva che affligge un'economia e una società e istituzioni fino a ieri non riformate per via del fallimento del vecchio sistema, in cui nessuno era in grado di governare, nessuno era in grado di preparare il governo dell'alternativa.
Berlusconi e il suo movimento hanno reso possibile il governo del presidente. Senza le dimissioni di Berlusconi e il suo assenso, concordato con Bersani e Casini, a un governo piuttosto che a elezioni anticipate, Monti sarebbe rimasto dove era a scrivere i suoi autorevoli articoli e a chiarire le sue idee sul futuro di questo Paese. I nemici ideologici e commerciali di Berlusconi, magistrati e gruppo Espresso-repubblica, hanno all'inizio accarezzato l'idea che Monti, come scrisse Scalfari, doveva addirittura essere « costit uzionalizzato»: tutti i governi sono del presidente, le elezioni servono solo a fare da base orientativa per esecutivi di alto profilo tecnico e ministri designati dal Quirinale su proposta del premier, e chissenefrega della democrazia dei partiti e dei movimenti che ci ha portato alla grande crisi finanziaria da debito pubblico (chiamano la democrazia «populi-

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