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giovedì 19 novembre 2020

Come rinegoziare il mutuo quando la casa è già all'asta


Come rinegoziare il mutuo quando la casa è già all'asta
Rodolfo Tullio Parrella - Sospendo l'esecuzione, rinegozio il mutuo a migliori condizioni e/o finanziamento con fondo garanzia. Ecco la checklist dei requisiti da rispettare quando la casa è già all'asta

Il Governo renda pubblici i dati del Coronavirus




MAURO - ci siamo di nuovo: alcune regioni d'Italia sono tornata al lockdown e da qualche giorno si parla di chiudere tutto anche in altre regioni. I cittadini non ce la fanno più, per questo un gruppo di associazioni e giornalisti chiedono di vedere e avere accesso ai dati su cui si basano le decisioni del Governo, perché questi dati non sono pubblici al momento e i cittadini hanno il diritto di conoscere, perché da questi dati dipende la  loro vita quotidiana, il  loro lavoro, la loro salute mentale. Basta con le decisioni arbitrarie che arrivano dall'alto senza capirne i motivi. Sei d'accordo?




COVID-19: i dati su cui prende le decisioni il governo devono essere pubblici!

11.493 hanno firmato la petizione di Ondata. Arriviamo a 15.000 firme!



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Viviamo una grave crisi. La società civile italiana, una delle più mature e competenti del mondo, è pronta a supportare le istituzioni nel farvi fronte. Per farlo, però, ha bisogno di dati. La cittadinanza, stremata, chiede risposte mirate, meno gravose di "tutti in lockdown". Elaborarle richiede dati pubblici, disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati e facilmente accessibili a ricercatori, decisori, media e cittadini. Il nuovo sistema di classificazione del territorio nazionale in tre aree di rischio rappresenta, in questo senso, un'opportunità, perché comporta un sofisticato sistema di monitoraggio nazionale e quindi genererà, si presume, molti dati di qualità. Il governo è consapevole di tutto questo. Un recente documento di indirizzo pone "la trasparenza e l'accessibilità dei dati al centro della strategia di gestione del rischio pandemico". Pandemia a parte, l'Italia si impegna da tempo per la trasparenza amministrativa. In sede internazionale, per esempio, siede nel board dell'Open Government Partnership. Purtroppo, adottare un indirizzo non è sufficiente: bisogna anche tradurlo in pratica. E questo significa lavoro duro: misure attuative, integrazione di flussi informativi, data stores. Come sempre, la differenza tra il dire e il fare è... il fare. Per questo, chiediamo al Governo italiano di: rendere disponibili, aperti e interoperabili (machine readable) e disaggregati, tutti i dati comunicati dalle Regioni al Governo dall'inizio dell'epidemia per monitorare e classificare il rischio epidemico (compresi tutti gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio e di accertamento e quelli di risultato). Fare lo stesso per tutti i dati che alimentano i bollettini con il dettaglio regionale, provinciale e comunale, della cosiddetta Sorveglianza integrata COVID-19 dell'Istituto Superiore di Sanità e i dati relativi ai contagi all'interno dei sistemi, in particolar modo scolastici. Tutti i dati dovrebbero essere completati dalla data di trasmissione e aggiornamento;rendere pubbliche le evidenze scientifiche che mettono in correlazione la valutazione del rischio, le misure restrittive e l'impatto epidemiologico ad esso correlato; recepire nella gestione, pubblicazione e descrizione dei dati tutte le raccomandazioni della task force "Gruppo di lavoro 2 – Data collection and Infrastructure", presenti nel documento "Analisi dei flussi e mappatura delle banche dati di interesse per la task force dati per l'emergenza COVID-19"; nominare un/a referente COVID-19 su dati e trasparenza, a cui la società civile possa fare riferimento; istituire un centro nazionale dedicato ai dati Covid, che non solo imponga standard e formati, ma che coordini e integri nuovi sistemi di raccolta e individui le criticità in quelli esistenti. Vediamo di continuo decisioni prese per limitare il contagio sulla base di dati che non sono pubblici: la trasparenza è alla base di ogni democrazia! I cittadini hanno il diritto di conoscere su quali dati e quali analisi si basano le decisioni prese dal Governo per le restrizioni dei prossimi DCPM. Da questi dati dipende la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, la nostra salute mentale: vogliamo che siano pubblici! E vogliamo che siano in formato aperto, perché dobbiamo permettere agli scienziati e ai giornalisti di lavorare per bene. I firmatari di questa lettera sono estremamente preoccupati per il crollo di fiducia generato dalla gestione dell'emergenza Covid. In questo momento una corretta comunicazione, basata sull'evidenza dei dati, è quanto mai importante per comprendere le scelte istituzionali che hanno profonde conseguenze sulla vita delle persone. Promotori Organizzazioni: Associazione onData, ActionAid Italia, Transparency International Italia, Altroconsumo, Associazione Luca Coscioni, Cittadini Reattivi APS, Covid19Italia.help, Fondazione GIMBE, Fondazione Openpolis, Info.nodes, Legambiente, Link Coordinamento Universitario, Medici Senza Frontiere Italia, OpenDataSicilia, Priorità alla scuola, Parliament Watch, Rete della Conoscenza, Scienza in rete, Slow News, The good lobby, Unione degli Studenti. Giornalisti e giornaliste: Raffaele Angius (Wired e Agi), Rosy Battaglia (freelance), Isaia Invernizzi (Il Post), Lisa Iotti (Rai - Presa Diretta), Alberto Puliafito (direttore di Slow News) con tutta la redazione di Slow News, Gloria Riva (L'Espresso), Riccardo Saporiti, (Il Sole 24 Ore e Wired), Irene Sicurella (Rai), Luca Tremolada (Il Sole 24 Ore), Stefano Vergine (freelance), Luca Zorloni (Wired) Cittadini e cittadine: Valentina Bazzarin (ricercatrice), Matteo Brunati (co-fondatore di #CivicHackingIT), Moreno Colaiacovo (bioinformatico), Alice Corona (comunicazione dati & data activism), Daniele Crespi, Giorgia Lodi, Matteo Fortini (attivista digitale), Erika Marconato (co-fondatrice di #CivicHackingIT), Maurizio Napolitano, Chara Paola Masuzzo (scienziata dei dati e attivista open science), Giuseppe Sollazzo, Dott. Marco Visconti (responsabile ICT Area Nazionale Ricerca Cure Primarie del Co.S. Consorzio Sanità) L'hashtag della campagna #datiBeneComune Il sito: datibenecomune.it NOTA BENE: le donazioni che eventualmente deciderai di fare, andranno direttamente a Change.org, per ottimizzare la promozione di questa petizione. I promotori non ricevono in alcun modo denaro derivante da esse.


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mercoledì 18 novembre 2020

Manovra 2021: tutte le misure


Manovra 2021: tutte le misure
Il CdM ha approvato la manovra di bilancio 2021 da 38 miliardi. Ecco tutte le misure, che vanno dalla scuola, alle imprese, alla sanità

 

Lisa è morta per un trapianto di midollo osseo




MAURO - i familiari di Elisabetta, detta Lisa, hanno lanciato una petizione perché a Lisa è stata fatta una cattiva infusione di midollo osseo ed è morta a 17 anni. Come mai? Perché è il midollo osseo pervenuto è risultato insufficiente, ma nella sanità italiana non c'è alcuna procedura di riserva, nel caso il midollo osseo abbia problemi quantitativi o qualitativi. Com'è possibile che non esista un piano B nel caso il materiale si riveli inadatto? Ecco come è morta Lisa. Una vita non vale un piano di riserva? 




Trapianti di midollo: mai più senza un piano B, perché Lisa non sia morta invano

8.208 hanno firmato la petizione di I familiari di Lisa. Arriviamo a 10.000 firme!



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Siamo i familiari di Elisabetta Federico, per tutti noi Lisa, prematuramente venuta a mancare il 3 novembre u.s. a seguito di una cattiva infusione di midollo osseo forzatamente effettuata per rispetto dei protocolli, benché il midollo pervenuto al donatore risultasse insufficiente (qualitativamente e quantitativamente) a giudizio dei medici stessi.
Abbiamo deciso di lanciare questa petizione affinché siano rivisti i protocolli internazionali relativi alla donazione di midollo osseo e non succeda più quanto avvenuto a nostra figlia.  La nostra cara Lisa ha vissuto un calvario che abbiamo descritto in un post specifico (https://www.facebook.com/maurizio.federico.98/post/10218087058063799  peraltro ripreso da numerosi media, tra i quali Corriere della Sera e La Repubblica per citarne alcuni.  Questo calvario – e l'epilogo tragico della morte – è avvenuto perché non è prevista una alternativa nel caso la donazione avesse problemi quantitativi/qualitativi. 
Ebbene nei giorni precedenti la trasfusione il paziente riceve un condizionamento (chemioterapia) finalizzato a ridurre le possibilità di rigetto ma ciò lo pone nella condizione di non poter rimanere per troppo tempo senza l'infusione del materiale del donatore, che gli viene quindi – secondo il protocollo - praticata, a prescindere dalla sua qualità.  La nostra domanda è: possibile che non esista un piano B nel caso il materiale donato si riveli non adatto?Ebbene no, oggi non esiste, ed è per questo che abbiamo avviato questa petizione. Volendo fare un esempio, sappiamo tutti che i moderni areoplani commerciali vengono costruiti in modo che se uno dei due motori va in panne, è sufficiente l'azione del secondo motore per salvare le vite. Il piano B è rappresentato dalla spinta del secondo motore di per sé sufficiente a far volare l'aereo. Quante volte si rompe un motore di un aereo? Per fortuna pochissime volte, ma non per questo non si è pensato, per salvare vite umane, di progettare gli aerei in modo che possano volare con un solo motore. Allo stesso modo: quante volte la donazione del midollo osseo risulta essere praticamente inutilizzabile?Pochissime volte, ma non per questo non bisognerebbe pensare ad un piano B per salvare vite umane. Nel nostro caso, ed in tutti quelli riferibili a trapianti di midollo osseo, i protocolli dovrebbero prevedere un piano B che potrebbe semplicemente consistere nell'allertare un donatore alternativo, magari anche con qualche "mismatch" negli HLA (il rischio a lungo termine di non avere un "matching" 10/10 è ovviamente sopportabile in casi del genere), al quale chiedere un pronto aiuto in caso di fallimento della prima donazione. Chiediamo quindi al Ministro della Salute Roberto Speranza, di dar corso ai dovuti approfondimenti affinché si modifichi il protocollo vigente e non si abbia a ripetere una tragedia come quella che ha colpito la nostra amata Lisa. 


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Visita la pagina della petizione












martedì 17 novembre 2020

Il diritto di recesso: cos'è e come si esercita


Il diritto di recesso: cos'è e come si esercita
Daniele Paolanti - Il diritto di recesso è il diritto, riconosciuto dal codice del consumo al consumatore, di recedere dal contratto con un professionista senza penali

 

L’orso sarà abbattuto, c’è poco tempo per salvarlo!




MAURO - un orso ha ferito padre e figlio in Trentino e ora il Presidente della Provincia autonoma di Trento vuole abbatterlo ed è partita la caccia all'orso, abbiamo poco tempo per salvarlo! L'incontro con un orso a valle e vicino ai centri abitati è ovviamente un rischio non accettabile, ma in questo caso l'incidente è avvenuto di sera, a 1500 metri di altezza, senza che papà e figlio avessero una guida adeguata e per giunta nell'habitat naturale dell'orso! Non è corretto che ora l'orso ci rimetta la vita, Antonella non ci sta, sei d'accordo?




Fermiamo l'ordinanza di abbattimento dell'orso di Fontana Maora!

6.568 hanno firmato la petizione di Antonella Cadeddu. Arriviamo a 7.500 firme!



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In Trentino, dopo il drammatico incontro di padre e figlio con un orso, in arrivo una nuova ordinanza per l'abbattimento dell'animale, una vera e propria condanna a morte! Il brutto incontro di ieri sera con un orso da parte di due persone, rimaste ferite da graffi e morsi del plantigrado - verificatasi nella zona del Monte Peller, ha portato il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti a firmare un'ordinanza di abbattimento nei confronti dell'animale. Il plantigrado apparso all'improvviso si è avventato verso le due persone ferendole. Padre e figlio hanno raggiunto l'auto che avevano parcheggiano nei pressi di un laghetto per poi recarsi all'ospedale 'Valli del Noce' di Cles e raccontare la spiacevole avventura. Va detto che aggirasi senza una guida qualificata, e per giunta di sera In una zona  a 1500 mt. di altezza, dove il ripopolamento degli orsi ha avuto grande successo, (e anche per questo aspetto rappresenta una importante attrazione turistica), è una scelta perlomeno azzardata e che può comprensibilmente comportare rischi. Ora, se in alcuni casi come la discesa ripetuta nei centri abitati a valle, l'incontro con un orso può essere considerato un rischio non accettabile, incontrare animali selvatici di grande mole nel LORO habitat naturale, in orari serali e magari andando a disturbare i loro equilibri, non può automaticamente determinare la decisione di un abbattimento. Se una simile inaccettabile politica, evidentemente condizionata da considerazioni economiche legate all'industria turistica, venisse adottata ovunque vivono grossi mammiferi allo stato selvaggio, la loro estinzione sarebbe assicurata. Si provveda piuttosto a regolamentare le visite con guide qualificate. Oggi gli abiti dei due feriti ed altri campioni utili ad identificare l'animale attraverso l'analisi del Dna, sono stati già inviati al laboratorio della Fondazione Mach. Questo però non garantisce affatto che soltanto il "colpevole" venga inseguito, con grande rischio per l'incolumità della popolazione di plantigradi. Secondo l'amministrazione provinciale in Trentino, "il numero degli orsi è superiore alla possibilità del territorio e per questo sarà predisposto un piano di gestione da sottoporre al ministro Costa". Questo tradotto significa che si potrebbe rischiare presto l'avvio della caccia grossa al plantigrado. Fermiamo l'ordinanza e richiamiamo le autorità al rispetto e alla tutela dell'ambiente!


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 Gino De Antoni ha condiviso un link.

QUOTIDIANOCANAVESE.IT
L'azienda sanitaria ha poi fatto presente che alla data del 12 novembre, dal mese di marzo, con la prima ondata covid in arrivo, sono stati assunti 264 operatori in più. Di questi, sessanta medici e 52 infermieri


QUOTIDIANOCANAVESE.IT
Alle assenze dei dipendenti positivi al covid si aggiungono le quarantene obbligatorie. Ecco perchè i sindacati, a più riprese, hanno lanciato l'allarme sulla situazione degli ospedali del Canavese